Adriano Cortiula

Adriano Cortiula

Il fabbro legge un’opera d’arte

 

Per una volta non voglio parlare del mio modesto e inutile lavoro, ma voglio elogiare con gli occhi di un ignorante e incolto fabbro, un’opera che è stata eseguita nel mio paese.
Faccio una premessa:
“Parlare in Italia di fruizione o di lettura di opere d’arte è, se non proprio pericoloso, per lo meno arduo.
Viviamo in un paese in cui ciascuno crede di sapere qualcosa di pittura, e quindi di poter dire la sua.
Cosa grave, in quanto spesso si pretende di esaminare l’opera da un punto di vista puramente formale e stilistico, ignorandone completamente il soggetto.”
Detto questo, capisco perfettamente che non si può argomentare in Chiesa un’opinione come si fa in officina, anche perché Santi, Cristi e Madonne, fuggirebbero dal luogo di culto scandalizzati.
Purtroppo sono uno di quelli che non vedono niente al di là del proprio naso e preferiscono parlare come mangiano.
Per questo voglio descrivere il Giudizio Universale di Michelangiolo, riprodotto a grandi dimensioni sulla facciata di una casa vicina a quella in cui sono nato.
Lo voglio raccontare con i miei occhi, quello che vedo, non quello che ho letto o sentito.

Non rammento la prima volta che ho visto il Giudizio universale, probabilmente da bambino, in qualche riproduzione in bianco e nero (dal vero non l’ho mai visto. Sarebbe comunque una faccenda inutile, figuriamoci cosa posso capire).
Rievoco invece benissimo la descrizione che qualcuno ha fatto dell’opera.
“ Il Cristo giudice manda in paradiso gli eletti mentre manda all’inferno i reprobi”.
All’epoca, ho fatto finta di crederci, ma le cose nella mia stupida testa non tornavano.
Vedevo solo una pittura con dei nudi e non capivo il motivo, per cui nel giorno del giudizio, avrei dovuto presentarmi in un tribunale senza mutande, la cosa già all’epoca mi imbarazzava molto.
Purtroppo sono cresciuto, e la faccenda del giudizio è riaffiorata tra le colte letture di Tex Willer e Blak Macigno.
Sfortunatamente lo studio di questi testi sacri, avveniva solo una volta al mese e per un’ora al massimo.
Il problema era questo, avendo a disposizione diverso tempo, invece di dedicarmi ad una rituale aspettativa per il mese seguente, andavo a leggere tutto quello che capitava per mano.
Tornando all’affresco di cui parlo, da adolescente ho avuto modo di vedere delle riproduzioni a colori, disgraziatamente l’interpretazione che realizzavo, non era in linea con i concetti e le spiegazioni che leggevo.
Continuavo a vedere dei corpi svestiti e con la malizia dell’età, mi soffermavo sulle immagini delle donne nude del dipinto, le quali, sono poco appaganti dal punto di vista voluttuoso, per il semplice motivo che vedevo degli uomini muscolosi con le tette.
Istintivamente mi colpivano le immagini strane, sghignazzavo alla vista di quel tizio preso per gli zebedei e trascinato in basso, oppure quegli uomini che si baciano sulla bocca e di altre figure in atteggiamenti bislacchi e ambigui.
Non ci capivo niente e niente studiavo, ma le poche didascalie che leggevo invece di chiarirmi i dubbi li aumentavano.
Ricordo molto bene una descrizione, nella quale veniva affermato che il dipinto era costruito senza alcun tipo di prospettiva, e subito dopo lo stesso autore descriveva l’autoritratto di Michelangiolo, nella pelle che regge il “San Bartolomeo” come una anamorfosi.
Ma, se il dipinto non ha prospettiva, dove diavolo deve andare il visitatore per vederla?
Io vedevo una figura che regge la pelle scuoiata di un altro. infatti quell’epidermide ha i capelli, mentre il “Bartolomeo” è completamente calvo e inoltre con il coltello ancora in mano.
Mistero dei saggi.
All’epoca, in qualche osteria, avevo sentito dello scandalo provocato alla visione dell’affresco, il clamore a quanto pare era destato dai corpi nudi e da diversi genitali non coperti.
La spiegazione era dotta, ma io sono un cretino, e pensavo:
Quindi prima del 1541 nessuno aveva dipinto dei corpi spogliati.
La faccenda non tornava, di nudi prima di quella data c’è ne sono a iosa, e nessuno ha trovato da ridire.
Inutile fare un mero elenco di figure svestite, ne prendo ad esempio uno solo.
Nella Sistina, sulla volta (uffa… la chiamano volta, ma è un soffitto piatto come tutti), sono dipinti innumerevoli nudi, ma uno in particolare avrebbe dovuto far gridare all’oscenità all’indecenza, all’immoralità e via disapprovando, squadre di onesti cittadini, naturalmente per bene, armati di martello e scalpello avrebbero dovuto fare delle cordate per togliere il dipinto.
Invece…niente, tutti ad applaudire un capolavoro inimitabile.
Ma qual è questo nudo così scandaloso?
Ovviamente è Dio, mentre separa la luce dalle tenebre, Michelangiolo lo ha dipinto con il culo fuori, credo che tutti lo ricordiamo a memoria.
Ma cosa cavolo era successo? Dio con le chiappe al vento è un capolavoro e a pochi metri qualche uccello in libertà è una vergogna.
A pensarci bene, cosa faceva il Buonarotti, mentre erano in corso queste polemiche?
La storia dice che affrescava la cappella Paolina, continuando imperterrito a dipingere nudi.
Non ci capivo niente di niente.
All’epoca venni a sapere qualcosa sulle tendenze sessuali del Buonarotti, in ogni caso la faccenda non quadrava e non mi interessava, essendo una delle tante questioni che non capivo, le scacciavo dalla mia povera testa.

Il tempo passava e come un refrain, (non so assolutamente cosa voglia dire questa parola, ma piace lo stesso) la faccenda del dipinto tornava a galla nei posti più impensati.
Ripenso a una notte passata a comperare vino (al minuto), ero con dei colleghi fabbri e il discorso per qualche strano motivo riguardava questo affresco.
Alla mia destra la voce di qualche scomunicato affermò: “ma quale Giudizio Universale, quella è l’esaltazione dei gay”
(Ho riportato la frase come l’ho sentita, probabilmente intendeva dire dei ricchioni).
In fondo alla tavola si levò immediatamente un ammonimento:
“Questa valutazione è insensata, c’è molto di più…”
Non abbiamo mai saputo quello che intendeva dire, Il compare, agitandosi, cadde dalla sedia e ritenendo che la nuova posizione fosse migliore della precedente, si mise a russare.
Dopo il trambusto la conversazione proseguì, il tizio che avevo di fronte, (un signore che dice una parola alla settimana, mirabile seguace di Diogene da Sinope, ritenendo completamente inutile qualsiasi conversazione con la razza umana,) prese la parola.
Ovviamente si fece silenzio su tutta la tavolata, vuoi per l’argomento, vuoi per la curiosità di sentire la sua voce.
“E’ vero c’è molto di più, è si un dipinto che esalta il corpo maschile, ma guardatelo bene, li non c’è nessun tipo di giudizio. Il pittore ha fatto il compito che gli era stato assegnato, ma lo ha fatto con la carognità del suo carattere.”
Finita la frase, si rinchiuse nel suo abituale silenzio.
A quel punto un blasfemo intervenne:
“No!!! non c’è niente altro, ha dipinto i suoi ex con le facce dei Santi e il moroso dell’epoca al posto del Cristo”
Un altro miscredente si intromise:
“ma allora perché Daniello ha scalpellato e ridipinto l’immagine conosciuta come “San Biagio” mentre ingroppava per dietro l’immagine conosciuta come “Santa Caterina da Alessandria”?”
Una voce ammonì:
“Guardate che in questo dipinto non si parla di Santi, Lui ha dipinto solo degli umani”
La conversazione si infiammò, a livello di rissa, ma l’argomento era cambiato, e verteva, se non ricordo male, sulle incudini, materia molto più appassionante che non le pitture di qualche secolo fa.
Era inutile, la faccenda del giudizio non interessava e francamente non mi interessa nemmeno adesso che scrivo di lui.
Ma una notte, dentro a un libro o a una bettola, (buona la seconda), le cose sono apparse chiare nella comprensione di questo affresco.
Chiare, è un modo di dire, sono risultate evidenti per quello che vedevo io, i miei colleghi e tutti coloro che sono zoticamente ignoranti.
La lettura che ne ho ricavato è banale, stupida e mediocre, ma ai miei occhi ha il pregio di essere ovvia e coerente.
Vado a spiegare ciò che vedo.
Contemplo un grande affresco, con centinaia di personaggi, al centro nella parte alta, una figura maestosa, con il braccio alzato, sembra che voglia (alla romanesca), mandare a morire ammazzati tutti.
La figura centrale, dovrebbe essere il “Cristo”, a me pare un appassionato di body building.
Non è la figura più riuscita del dipinto, ma Lui, ha cercato di trasferire, la bellezza ideale e anche tangibile che contemplava con gli occhi dell’innamorato, nell’immagine del suo moroso, all’epoca, Tommaso de’Cavalieri.
La figura femminile alla sua destra, che ci sta a fare?
Qualcuno la identifica come la Madonna.
Se fosse veramente la Madre di Dio il viso sarebbe idealizzato e l’atteggiamento sereno.
In fondo è l’unica donna assunta in cielo, quindi, che timore avrebbe nel giorno del giudizio?
A dirla tutta, in un solennità così importante, perché dovrebbe presentarsi con un pareo completamente trasparente al posto della gonna, e la camicetta simile a quella già indossata nel tondo Doni?
Roba che neanche una pornostar oserebbe.
Attorno a queste due figure c’è un gruppo di persone, con facce che te le raccomando.
Il più mite sembra disposto a tagliarti la gola.
Quelli dovrebbero essere i Santi.
(hanno tentato in migliaia di individuarli, peccato che nessun elenco coincida con gli altri),
No! Non sembrano per niente Beati, è un gruppo di individui ritratti in spiaggia o in un bordello.
Che dire dei trans che suonano le trombe (gli istruiti li chiamano angeli tubini apteri, chissà cosa diavolo vuol dire!) io li identifico nel linguaggio comune.
Si vede benissimo che sono dei dannati costretti a suonare strumenti a fiato, tutti sono furibondi e lo sforzo che fanno a soffiare non è certo quello di un araldo annunciatore.
I loro colleghi che nelle lunette trasportano gli strumenti della passione, sono ancora peggio, una banda di facchini costretti ai lavori forzati, quelli che trasportano la colonna è evidente che stanno smoccolando.
Nella parte inferiore sono raffigurati dei diavoli e altre figure, ma hanno la stessa espressione da incazzati dei Santi.
In tutto questo casino, un tipo sembra estraniarsi, è la figura di Minosse, dipinta in fondo a destra.
Una faccenda che fa ridere chiunque.
Il personaggio è dipinto con un serpente che ha in bocca il suo pisello.
In effetti, quello che fa sogghignare, non è l’ofide, ma il viso del personaggio, nonostante che abbia le orecchie dell’asino.
Noi ignoranti, lo vediamo in un atteggiamento godurioso, segno che, il rettile non morde la minchia di Minosse.
Altra cosa sta facendo.
Se nel dipinto non ci fossero personaggi in questo atteggiamento, la congettura sarebbe personale, quindi ininfluente.
Purtroppo, una delle figure più importanti (si trova sotto il ”San Bartolomeo”) un dannato è morso da un serpente sulla coscia, il viso del tapino è straziato dal dolore.
Quando Michelangiolo vuole dire qualcosa, la fa capire e bene.
Io e quelli come me, che non hanno studi alle spalle, o un’intelligenza pronta, in quell’affresco non vedono il trionfo di Dio, guardano il trionfo dell’uomo.
Osservando in questo modo, tutto torna.
Le polemiche che erano nate all’epoca sono evidenti.
Chi non si arrabbierebbe a vedersi ritratto nudo in un bordello (soprattutto in un casino per soli maschi).
Poi, quale prelato non avrebbe un travaso di bile, vedendo un quadro, nel tempio della cristianità, che esaltando il trionfo dell’uomo, da implicitamente ragione a quel frate agostiniano di cui mi sfugge il nome.
Questo giudizio un po’ tradizionale, un po’ ordinario e ovvio, non trova l’approvazione delle persone colte.
Per questo ho voluto parlare di un’importante opera, riprodotta nel mio paese, con gli occhi di uno stupido qualunque.