Adriano Cortiula

Adriano Cortiula
 Fabbri
I fabbri illustri

Fabbri illustri

Jan Liwacz

Fabbri illustri
Jan Liwacz

 

Jan Liwacz era un fabbro polacco e uno dei primi prigionieri politici internati, fu arrestato dalla Gestapo dopo aver appiccato il fuoco a un’effigie di Adolf Hitler, e fu imprigionato ad Auschwitz il 20 giugno 1940. Le registrazioni dicono che fu messo al lavoro per fabbricare lanterne, lampadari e parapetti sotto lavori forzati. 
Un giorno, a Jan fu dato un incarico che sarebbe passato alla storia.
Gli fu detto di forgiare insieme le lettere di uno slogan. “arbeit macht frei”
Le parole dovevano formare un arco sopra l’ingresso della struttura principale di Auschwitz.
Quando dovette saldare insieme le lettere invertì la lettera B.
Come ha scritto il giornalista Fran Jurga era un insulto tipografico. Lo hanno sicuramente notato ma nessuno ha preteso di sostituirlo.
Anni dopo in una intervista Liwacz disse “Era un tipo di malizia, che ci ha dato un po ‘di soddisfazione”.
La scritta fabbrilmente parlando è brutta mal disposta e mal curvata, i vuoti e i pieni sono concepiti a vanvera, Kurt Müller che l’ha progettata doveva essere un cane nel desing.
Mentre non si sa chi ha ideato la frase, non certo Jan. Spero non sia presa dal vangelo di Giovanni.
Prima della fine della guerra, Jan fu trasferito in un campo di concentramento a Ebensee, in Austria. Il suo campo fu liberato dalle truppe statunitensi. Ritornò a casa a piedi facendo centinaia di km, per affrontare una grama vita nell’europa dell’est.
Non ha mai smesso di forgiare.
Jan è morto nel 1980, all’età di 82 anni. È stato sepolto a Bystrzyca Kłodzka, in Polonia, dove la scultura della Santissima Trinità del centro città è circondata da una recinzione che Lui ha forgiato e regalato alla città.
La storia di Jan Liwacz sarebbe da se sufficiente a portarlo nel mito dei fabbri.
Ma quel voluto errore lo porta all’apice degli artisti, al pari e forse superiore all’urlo di Munch.
Gli artisti attuali parlano di provocazioni, quella B capovolta non solo era una provocazione, ma era il prendere per il culo un intero regime.
Gli artisti attuali cosa rischiano? Nulla!
Lui con quella provocazione ha rischiato la pelle ogni giorno, fino alla fine della guerra.
Onore al detenuto N°1010 Jan Liwacz, fabbro.
 
Liwacz con la moglie negli anni 60
Una delle lampade costruite da Jan
I sovietici decisero di trasportare l’insegna all’Est, ma un ex prigioniero del campo, Eugeniusz Nosal, ben conscio del suo valore, la scambiò con un soldato sovietico per una bottiglia di vodka.
Rimase nascosta per anni nel municipio di Oświęcim e donata successivamente al Museo della Deportazione, fondato sui resti del campo di sterminio.
Nel 2006 qualche imbecille ha rubato l’insegna, poi ritrovata. Ora non so se l’originale si trova nel museo o al suo posto, so che è stata fatta una copia.
La ‘B’ capovolta suscita tuttora stupore ed ammirazione, tanto che nel 2014, una sua riproduzione alta circa due metri è stata installata nei pressi del Parlamento Europeo a Bruxelles.
 
Jan Liwacz decise di costruire e regalare la recinzione in acciaio forgiato per il monumento della Santissima Trinità al centro città.
Nonostante tutta la mia ammirazione e venerazione nei confronti di Jan, quella ringhiera è veramente brutta.