Cortiula

Brenno

Fabbri

I Fabbri Mitici

Brenno

Chiamiamolo Brenno, un sopranome vale l’altro, è il gallo, che nella storia conosciuta, ha messo la sua spada sulla bilancia dove pesavano il riscatto, che aveva chiesto ai romani per andarsene, gridando “Vae victis”.

La faccenda non sta esattamente così.

Questo è il riscatto e secondo voi una spada fa differenza.?
di Paul Joseph Jamin

Il racconto è avvolto nell’incertezza e dal velo di reticenza, se non di mistificazione, degli storici romani. Si dice che la storia è stata scritta dai vincitori; ma di quei fatti, per una volta, conosciamo solo la versione dei vinti, cioè i Romani.

Diodoro Siculo scrive attorno al 50 avanti Cristo, Tito Livio scrive verso l’anno in cui nacque Gesù.

Quindi le principali fonti scrivono circa quattrocento anni dopo i fatti, i quali si sono svolti nel 390 avanti Cristo.

All’epoca non avevano inventato internet, per cui non oso pensare dove sono andati a pescare le fonti.

Credo che sia attendibile allo stesso modo Antonio Arcoleo che ha scritto il libretto dell’opera, Brenno in Efeso, musicato da Giacomo Antonio Perti, nel 1690.

Mi sembra del tutto corretta l’analisi di Mazzarino, che, sulla scorta di Sordi, individua nella tradizione di Aristotele la versione originaria, contenuta negli Annali dei pontefici, prima delle contaminazioni liviane. Questa versione non conosce riscatti né miracolosi recuperi di quanto pagato,

Vediamo, sempre con il beneficio del dubbio cosa può essere successo.

E sopratutto cosa centra il fabbro.

Sembra accertato che i Galli Senoni avessero una conoscenza della metallurgia molto più avanzata dei romani.

Nel pratico avevano le spade e altre armi in acciaio.

Mentre i romani le avevano in bronzo.

Non serviva un genio per capire che il metallo dei galli era di molto superiore.

Si suppone che la storia della spada, non sia altro che la vendita della stessa o della tecnologia ai romani. Tempo dopo quando evidentemente non riuscivano a riprodurre lo stesso metallo, uno dei romani incazzato disse: “Non ferro redimitur patria, sed gladio”, ossia: “Non con il ferro si riscatta la patria, ma con il gladio”.

Il gladio era, ed sempre stato di bronzo.

La battaglia, come si vede, ha visto vincitori i fabbri galli, ma la guerra in quel caso l’ha vinta il rame e lo stagno.